Desiderio intanto era così ingenuo, o così felice, che non si accorgeva di nulla; nelle parole e nei silenzii del Coppa egli non vedeva se non nuovi aspetti di quel temperamento bizzarro a cui avevano messo nome il Matto.
La loro amicizia del resto non ci pativa; il Coppa aveva anzi per Desiderio una specie di tenerezza che somigliava alla pietà; si umiliava volentieri al suo cospetto, qualche volta avrebbe voluto farsi picchiare da lui.... o da lei. Dà lei! Oh, essere picchiato da Speranza, che dolcezza infinita!
Bizzarra cosa: in quella lotta per nascondere il proprio sentimento e per vincerlo, il Coppa era contrastato senza avvedersene dalla propria vanità; egli non dubitava mai di nulla, si sa bene, non immaginava neppure che Speranza, invitata a scegliere tra l’amico e lui, non avesse a buttargli nelle braccia; anzi perciò solo aveva una gran compassione di entrambi, perchè si credeva d’aver in pugno la loro felicità. Egli non dubitava nemmeno delle proprie forze; anche quando abbandonava la testa stanca sul guanciale, persisteva in lui una falsa coscienza che, pur di volere sul serio, egli potrebbe da un momento all’altro strapparsi di dosso la strana malìa.
Questa falsa convinzione che egli avrebbe voluto smentire, per trovarsi meglio con la coscienza, ma che l’amor proprio avvalorava di nascosto, gli fece del male; a poco a poco, senza avvedersi, egli cominciò davvero a lottare per stancarsi e per soffrire, ma non più per vincere.
La domenica, all’ora del parlatorio, vi andava tirandosi dietro l’amico, e studiandosi di fare un ingresso decoroso.
Perciò dopo aver salutato con un cenno del capo dal basso in alto la piccola Speranza, le voltava le spalle addirittura, perchè essa non gli potesse leggere nel cuore, e innamorarsi lei, povera creatura, e guastare il sacrifizio che egli voleva fare ad ogni costo.
Ma quando aveva arrestato un momentino la zia nella strada del paradiso, e chiestole come aveva passata l’ultima settimana in questa terra, quando aveva udito contare le maglie della calzetta eterna, il disgraziato Coppa era spinto da una mano invisibile al cospetto dei due innamorati, per vedere da vicino che sorta di balocco essi andavano facendo della sua felicità distrutta.
E quella vista era così dolorosa, che egli avrebbe voluto spirare ai loro piedi, per colpire di sgomento la loro spensieratezza.
Poi si pentiva, e tornava al suo cantuccio, a girare sguardi inquieti per l’ampio stanzone, cercando inutilmente un sorriso sopra una faccia giovine e bella.
Quello strazio durava da qualche tempo, e Desiderio non si accorgeva di nulla. Un giorno alla passeggiata, il Coppa, che era stato sempre silenzioso ed inquieto, vide passare entro una carrozza, tirata da due cavalli bianchi, una bellissima giovinetta.