— Ti piacerebbe andarcene pel mondo, noi due, a cercar la fortuna? Si fuggirebbe dall’ospizio insieme, e si andrebbe fuori di porta, sempre diritti, fino a Parigi o fino a Londra? Ti piacerebbe?
— A me no, rispose schiettamente Desiderio.
— A me invece, tanto. Si andrebbe laggiù a cercar la fortuna; al ritorno tu sposeresti la tua Speranza, io.... andrei a trovare quella ragazza, che è passata or ora, e le direi: mia cara, tu devi sapere che io t’ho vista un giorno nel viale dei giardini pubblici, allora ero orfano e povero, oggi sono....
— Oggi sei più matto del solito, interruppe Desiderio.
VII.
La stramba idea che, sorgendo a un tratto sul lastrico di Milano, aveva lusingato il Coppa con la sua monelleria, non lo lasciò più. Egli era così fatto, il povero orfanello, che l’insolito lo seduceva, e il pericoloso lo attirava. La notte, nel silenzio del dormitorio, quando egli cercando di dormire, poteva credere in buona fede di non ricordarle più, qualcuno gli venne presentando ad una ad una le sue medesime parole: “ti piacerebbe andare per il mondo a cercar la fortuna?„
Aprì gli occhi, e alla scarsa luce della lampada notturna, il camerone gli parve più nero; stette in ascolto, e gli sembrò che tutti i suoi compagni si lamentassero nel sonno, tranne uno, che era felice anche dormendo, Desiderio.
Sì, fuggire domani stesso, questa notte medesima, subito, che bella impresa! Bella, ma difficile.
Allora si finse prigioniero coll’immaginazione, e si provò ad architettare la sua fuga. Prima di tutto egli aspetterebbe ancora un’ora per assicurarsi che tutti dormissero, poi si vestirebbe di nascosto, farebbe un fardelletto delle sue robe... Di tutte? No, bisognava lasciare all’ospizio ogni cosa che l’ospizio gli aveva dato; salvo un paio di grosse scarpe, dovendo camminar molto; il difficile nell’uscire dal dormitorio, sarebbe l’aprir l’uscio così piano che non facesse rumore. Giunto sulle scale, scenderebbe tentoni fino al gran cortile. E poi? Come arrampicarsi fino al ciglio del muro? Non vi erano scale a piuoli ed egli non si sentiva capace di tirarsi su puntellandosi con le mani e coi piedi nell’angolo dei due muri, come aveva visto fare ad altri. Bisognava rinunziare alla scalata e trovare un’altra uscita più volgare.
Finchè rimase sveglio, il Coppa non trovò nulla, ma appena si fa addormentato tutto ciò che gli era riuscito scabro gli si appianò dinanzi; egli trovò subito un’uscita, e fuggì, e andò per Milano e per il mondo a cercar la fortuna, e la trovò a Parigi, o a Londra, e fu ricco ed ebbe due cavalli bianchi e un’innamorata bionda.