— Ebbene, vacci; io ti aspetto in casa; bada a non arrestarti in piazza Castello, dinanzi alle baracche dei giocolieri.
Il Coppa crollò il capo, e si pose in cammino.
— Coppa! gli gridò il Tita alle spalle.
Il povero fanciullo credette che il suo liberatore si fosse pentito, ed affrettò il passo.
— Coppa! ripetè l’altro, e il Coppa si arrestò.
— Per sapere dove è seppellita tua zia, disse il Tita, domandalo al custode.
Il fanciullo chinò il capo, e tirò innanzi frettoloso.
Eccolo solo nell’ampio mondo.
EPILOGO I.
La portinaia doveva essere entrata senza far rumore; aveva deposto, lì accanto, sulla scrivania, quella lettera voluminosa, e se n’era andata in punta di piedi, per non svegliarlo; sicuramente egli si era riaddormentato a tavolino, sebbene si fosse levato appena di letto.