Così pensò lungamente il vecchio Desiderio, e fu un pensiero languido, quasi inconscio, a cui seguì quest’altra riflessione:
“Il sole è entrato in camera da un’ora almeno; già dev’essere alto sull’orizzonte, perchè la striscia d’oro ha lasciato il letto di Speranza, ed è scesa sull’ammattonato.„
Per un poco non pensò più nulla, finchè il lavorìo pigro della sua mente gli disse: “La striscia d’oro è impallidita; il cielo è nuvolo.„
Al vecchio Desiderio non importava affatto che il cielo si annuvolasse; dacchè era venuto in terra, egli aveva preso il cielo come il Signore glielo mandava, e da un poco in qua lo accettava anche con più rassegnazione; pure a un pallido riflesso dei sentimenti modesti che lo avevano animato una volta, vide nel proprio cervello l’idea fuggitiva che quella giornata bigia non sarebbe piaciuta a Speranza.
“Poveretta! pensò; essa avrebbe spiato tutta la mattina un raggio di sole, assicurandomi che prima del mezzodì la giornata si sarebbe accomodata. E molte volte si accomodava per davvero, a quel tempo!„
Ora no; il bel sole non sarebbe più entrato nella casa che la vecchia Speranza aveva lasciato da un mese, per sempre; o forse vi rientrerebbe, una volta ancora, presto, appena Desiderio avesse spiccato anche lui il gran volo. Quel giorno sarebbe festa solenne nel melanconico nido.
Sì, era ben questo il solo, forse l’ultimo, desiderio di quell’anima battuta e contenta; assomigliava a tutti i desiderii del passato, perchè era modesto come quelli, e si sarebbe compiuto del pari, ma anche più securamente.
Teneva gli occhi fissi sul letterone, e non gli nascendo ancora la volontà di pigliarlo in mano, per indovinare chi gli avesse scritto, continuava ad essere con la sua morta, rifaceva nel pensiero i cinquanta anni di vita passati insieme. Appena due mesi fa, Speranza era viva, sana, allegra; aveva ancora un viso gentilino, in cui le rughe erano disegnate appena; ancora i grandi occhi di lei gli promettevano la serenità del cielo; ancora la voce nota gli mormorava parole che sonavano come la musica di chiesa.
Contenti entrambi, ringraziavano il cielo ogni sera perchè dalla loro casa aveva allontanato la morte, la disgrazia e il turbamento d’ogni brama smodata, avendo avuto cento occasioni, non una, di toccare con mano quanta sia l’infelicità della gente che non si sa contentare del poco. Una volta sola, quarant’anni prima, Desiderio aveva guardato troppo in alto; e fu quando, maestro di disegno in una scuola serale, sposato appena alla sua Speranza, immaginando che il nido luminoso dovesse splendere più ancora se l’arte vi avesse mandato un raggio di gloria, si lasciò tentare dall’idea ambiziosa di mettere un cartone sopra il cavalletto.
— Farò il tuo ritratto, aveva detto pomposamente; sei contenta che io veda se sono artista?