Non riesci meglio. Il suo paesaggio, dopo aver rallegrato molto i monelli che si avvicinavano al pittore in silenzio, e se ne andavano gridandogli forte una parola sola, ma significativa, disse a lui stesso quella parola schietta: cerotto.

Il maestro di disegno non se la lasciò dire due volte; si arrese alla prima, e quel giorno tornò a scuola con lo sgomento di scroccare le poche lire che il municipio gli pagava ogni mese per insegnare ogni sera il disegno d’ornato ai monelli, i quali un giorno forse gli griderebbero in coro: cerotto!

Fu uno sgomento passeggiero, chè anzi in fine d’anno l’assessore municipale, avendo fatto una visita alla scuola, espresse al giovine maestro la propria soddisfazione per il profitto e per la disciplina della scolaresca.

Ah! sì; quanto alla disciplina il maestro di scuola poteva farsi bello; non se ne vantava perchè Desiderio era prima d’ogni cosa ingenuo, e dopo aver confessato a sè stesso che quella disciplina non gli costava ombra di fatica, sarebbe stato capace, capacissimo di dirlo anche all’assessore.

— Tener a segno i miei scolari mi è facile, perchè essi sono buoni e mi vogliono bene; ma è merito degli scolari, non del maestro. Ti pare?

Questo diceva alla sua compagna, e Speranza gli rispondeva che a buon conto non lo stesse a ripetere alla gente.

Campavano allegri, potendosi quasi dire felici, se questa parola avesse un significato preciso; anzi sì, felici propriamente perchè i due sposi novellini vivevano sognando sempre, ma poco, e che altro è la felicità se non un sogno bello e discreto? Ahi! quanti ne avevano già conosciuti, ammalati di aspettazione, rosi dall’impazienza, scontenti della sorte e di sè stessi, che avevano sempre l’aria d’esser destati appena da un sogno audace!

Il Coppa per esempio. Quello era un sognatore di prima forza! Dacchè se n’era andato per il mondo, fuggendo dall’ospizio, egli non aveva fatto altro che seminare le avventure; facendo cento professioni, in cento paesi, attraverso tutti i mari dell’orbe terraqueo; innamorandosi molte volte, e non capitando mai bene. Sebbene vivesse con molta più larghezza del necessario, si sentiva nelle angustie di un creditore, il quale non possa riavere il fatto suo.

Questo lo aveva appreso molti anni prima, quando si erano riveduti a Milano nel teatro Santa Radegonda; allora il Coppa era un prestigiatore famoso e faceva stare a bocca aperta il pubblico affollato; allora, come sempre, Desiderio continuava a campare della disciplina dei propri scolari, della disciplina dei propri sogni.

Perchè a quel tempo felice ne aveva ancora dei sogni belli. Avendo imparato a sonare l’organo, era entrata nel suo cervello l’idea che potesse diventare organista d’una chiesa, per accompagnare la messa cantata e la benedizione prima e dopo la lezione di disegno; egli appunto aveva il resto della sera libero, e poteva disporre delle domeniche e delle altre feste comandate come ogni buon cristiano.