Quando il Coppa gli aveva confidato tutte le vicende fortunose della sua vita, la quale ancora non era riuscita a contentarlo, e il proposito immutabile di pigliar la fortuna per il ciuffo e costringerla a darsi vinta, il povero Desiderio si era creduto in dovere di confessare anche lui qualche cosa.
— E tu che desideri? che speri? gli aveva detto il Coppa.
— Unicamente di avere il posto di organista, nella chiesa di San Babila.
Appunto l’organo era ancora occupato da un vecchio prete, malandato in salute, e Desiderio aveva paura che la propria speranza affrettasse la catastrofe di Don Gioachino.
Per placare la coscienza, non solamente sonava invece del vecchio prete, senza intascare mai un quattrino, ma ogni sera aggiungeva alla preghiera imparata nell’ospizio una parola buona, perchè il Signore tenesse in vita lungamente l’organista ammalato.
E perchè il Coppa, a cui la vita aveva insegnato qualche cosa di più, si era messo di buon umore a questa affermazione, Desiderio andando a letto disse all’Eterno Padre: “Il mio cuore vi è aperto; se le mie intenzioni non sono giuste, correggetele voi, Signore, mandatemi l’angelo vostro che m’illumini.„
Don Gioachino si era fatto aspettare molto in paradiso, ma finalmente fece l’improvvisata e vi andò; al funerale del vecchio prete, Desiderio accompagnò la messa di morto a capo chino, col cuore stretto, e al De profundis clamavi due grosse lagrime gli gocciolarono fra le dita.
Ma il nuovo organista di San Babila asciugò prontamente la tastiera, e lavorò forte col pedale, per confondere, nel medesimo stordimento, l’organista morto, l’organista vivo e le sue quattrocento lire annue, e perfino la soddisfazione d’aver versato quelle lagrime sulla tastiera.
Messo una volta a sedere davanti all’organo di San Babila, Desiderio non la finiva più; sonava Palestrina, Marcello e Bach, e qualche volta, ma solo dopo la benedizione nel mese di Maria, lasciava scattare una pioggia di note allegre, che faceva alzare la testa ai fedeli e gli inchiodava in chiesa, intanto che il sagrestano spegneva le candele dell’altare maggiore.
A piè della scala dell’organo, Speranza sua era sempre pronta a stringergli la mano in silenzio, e lo menava subito fuori di chiesa per mostrargli la faccia illuminata dalla contentezza.