— Hai sonato come si suona in Paradiso; aspetta che sia a casa, e sentirai che cosa ti farò...
Desiderio sorrideva un po’ di compiacenza, ma più perchè sapeva già che cosa lo aspettava a casa, un bacio, due, dieci bacioni filati.
Ma non perciò si era impuntato a voler diventare un organista famoso. Contento del suo pubblico di donnette, che non sarebbero mai andate a cena fino che egli lo avesse permesso, contento dei suoi allievi di disegno, egli aveva rinunziato volontieri alle smanie dell’arte per essere semplicemente un uomo felice.
La striscia d’oro pallido dell’ammattonato era scomparsa, brontolava il tuono annunziando il solito temporale d’ogni mattina. Desiderio, indifferente a tutto, allungò il braccio, e la mano sua trovò la lettera all’estremità del tavolino.
I bolli, il suggello, dissero al vecchio che quel letterone veniva da Buenos Ayres; la scrittura gli annunziò dalla soprascritta che si preparasse a leggere le grandi imprese che in questi ultimi mesi erano state osate dal Coppa.
E parve a Desiderio che qualche cosa o qualcuno sorridesse nell’anima sua.
Staccò lentamente il suggello di ceralacca, in modo che la busta rimanesse intatta, e andò pensando da quanto tempo il Coppa non gli dava notizia dei fatti suoi. Da sei mesi almeno; l’ultima Volta aveva scritto da Nuova York, dove aveva ripreso in teatro gli esercizi di magia bianca e nera, dopo aver venduto per poco danaro un pozzo di petrolio nel Canadà, perchè si era stancato di vivere in mezzo ai boschi di Petrolea.
Aveva intanto levato dalla busta il foglio e spiegatolo innanzi a sè; ma quando volle leggerlo, se lo lasciò cadere di mano alle prime parole, e gli occhi gli si empirono di lagrime, perchè la lettera cominciava così: “Miei buoni amici.„
Il Coppa dunque non sapeva in che miseria fosse piombata quell’anima contenta; non poteva saper nulla, perchè, dopo la disgrazia, Desiderio si era fatto neghittoso e sonnolento, svegliandosi appena dalla melanconia taciturna, per empirsi l’orecchio e la mente delle parole solenni di Bach.