Partiremo di qui col Sud America fra dieci giorni, che tanti ce ne vogliono per preparare ogni cosa.

Addio, ottimi cuori; a rivederci presto.

Il fratello vostro

Desiderio Coppa.

III.

La lunga lettera era finita, e ancora Desiderio non sapeva se il contenuto di quelle sedici pagine lo contentasse interamente. Certo la notizia della prossima venuta del suo amico migliore portava una pallida luce in quell’anima addolorata, ma non era come una volta, no, non era come una volta. Rilesse qua e là, a spizzico, qualche periodo senza quasi intendere il senso; pensava, o meglio aspettava che il pensiero neghittoso si formasse a poco a poco, e solo quando si formò tutto, fu contento di dire a sè stesso: “Coppa non poteva sapere quanta era la mia felicità! Ora che l’ho perduta, gli dirò che io stesso non lo sapeva bene.„

Poi il suo pensiero interrogò:

“Che faremo di Bambina? Ah! se ci fosse ancora la mia morta, che festa sarebbe per tutti! Essa sì, saprebbe accomodare la nostra vita; quella ragazza deve essere proprio una buona figliuola; non avendo più la mamma, avrà tanto più bisogno di carezze; e Speranza mia era carezzevole tanto!

Lungamente si fermò in quest’idea e solo quando il portinaio gli portò la ciotola di latte fresco e la pagnotta della colazione, Desiderio rialzò il capo affrettandosi a cancellare le idee melanconiche col sorriso buono con cui era solito accogliere quel servizio.

Il portinaio brontolò: