— Senti, disse il Coppa melanconicamente; ora hai pianto abbastanza; guardiamo insieme l’avvenire, perchè forse ancora ce ne rimane uno: a te almeno sicuramente.
A queste parole Desiderio, rialzando la faccia lagrimosa, balbettava: l’avvenire?
— Sì, l’avvenire! Tu puoi ancora essere felice, e pregare il tuo Dio che ti conceda un lungo tempo per la nuova felicità. Bambina è savia, e tu sei amorevole. Fa tu il padre di questa poveretta, e la tua morta sarà contenta. Sentila!
Dalla vicina stanza giungeva il riso allegro di Bambina, la quale preparava la colazione, aiutata da una fantesca novizia. Diceva con la sua vocetta buona: “fra tutte e due non ne sappiamo molto.„ La fantesca muggì che essa credeva di saperne abbastanza, purchè la si lasciasse fare; e Bambina rise forte fino a far ridere la stessa Togna, la quale assicurò poi che la signorina aveva buon tempo.
I due Desiderii stettero un po’ ad ascoltare, finchè la risata si spense nell’implacabile mugolìo di Togna.
Allora il Coppa interrogò per la centesima volta in due giorni:
— Non è vero che è un fiore?
— Sì, è un fiore, confermò Desiderio, ma la paura mia è che siamo troppo vecchi per essa!
A questa frase che era stata accolta male già una volta, la faccia del Coppa si trasformò come per dolore, e la mano inquieta cercò una risposta nella fitta capigliatura rossa ancora, ma già velata dalla polvere del tempo. Non la trovando, tacque.
Desiderio, tenendo gli occhi fissi nella sua idea melanconica, insistè: