— Mi pare che essa dovrebbe aver bisogno di vedere delle faccie giovani e liete.... invece che cosa le possiamo offrire noi? E mi viene anche in mente che un giorno possa essere ripresa dalla nostalgia di vivere all’aperto, di cantare davanti alla folla col suo mandolino....

Il Coppa taceva sempre.

— Ora la novità le dà un po’ di svago, ma chi sa in seguito? Potremo noi essere tutto quello che questa povera Bambina ha diritto di trovare nella vita?...

— Ah! taci, taci, taci.

Questa parola ripetuta, senza ombra di collera, ma con voce bassa, in cui si sentiva tremare la corda del pianto, tolse interamente Desiderio dal suo pensiero, costringendolo a levare gli occhi dall’ammattonato per fissarli in un nuovo dolore, che gli si apriva allora.

E con l’anima pietosa interrogò l’anima inquieta del suo vecchio amico. Il Coppa tacque e Desiderio non indovinò quel silenzio.

— Che cosa hai? chiese poi con un filo di voce.

— Non ho nulla, rispose il Coppa allegramente. Ho che mi hanno sempre detto il Matto, e che a forza di sentirmelo dire, lo sono diventato un poco; ecco quello che ho... Non ho proprio nulla... cioè no, ho la certezza che l’uomo non invecchia mai perchè è fatto d’un’anima immortale; non è forse vero? So che la volontà è debole, ma diventa una forza se la fantasia prepotente l’aiuta, e che quando mi hanno dato battaglia tutte e due insieme, vi ho sempre lasciato un brandello di carne viva. Da un poco questa battaglia è ricominciata più crudele che mai.

Queste ultime parole furono mormorate appena, e Desiderio non le intese.

— Che cosa vai dicendo?