Il Coppa tacque un momento ancora; poi rialzò la testa, disse una sola parola, ma così dolcemente che era una carezza: sentila!
Desiderio cominciò a credere d’aver inteso tutto. Stettero tutti e due in ascolto, con gli occhi fissi sulla porta socchiusa della stanza attigua, da cui passava la risata squillante di Bambina.
Poi Desiderio volle leggere in silenzio nell’animo dell’amico suo; e il Coppa con un gesto soltanto credette di aprirgli il proprio cuore come un libro.
— Capisco; mormorò Desiderio, non intendendo ancora gran cosa.
Bambina, irrompendo dalla cucina, venne ad annunziare che la colazione era pronta.
Capì subito che aveva interrotto un discorso, e stette un momentino a decidere se dovesse tornarsene in cucina alla muta, oppure mettere la testina bruna a tiro di babbo Coppa, il quale per solito l’attirava al suo petto e le cacciava una mano nei capelli ricciuti. Ma in quel momento Desiderio le prese prima una mano, poi l’altra, e guardandola negli occhioni lucenti: “Lascia che ti guardi„ le disse.
Dopo un esame lungo che Bambina sopportò con calma, soggiunse:
— Sei proprio bella, lo sai?
— Me lo dicevano tutti...
— Ma tu bada a non invanire per questo...