— Che cosa devo fare? interrogò ingenuamente.

Desiderio ci pensò, e non trovando una valida difesa contro il sentimento della vanità che gli faceva paura, rispose crollando il capo che forse non ci era nulla a fare.

— Questa tua bellezza io l’ho conosciuta, proseguì, e le parole sue erano tremanti; è la bellezza buona, è la bellezza che fa pensare, è la bellezza che sa amare, che accende, ma tien sempre caldo il cuore e non vi lascia mai una parte addolorata. Questa è la tua missione, Bambina.

— Per Bacco! deve essere difficile? Non è vero, babbo?

— Sì, è difficile, confermò il Coppa pensosamente; vi è della gente che si accende da sè alla vista d’un visino... come il tuo; poi soffre senza dirlo; oppure dice a se stesso tante volte: matto, matto, matto! e nondimeno soffre sempre. Che cosa può mai la bellezza buona perchè nel cuore di questa gente non rimanga una parte addolorata?

— Nulla, rispose Bambina ridendo.

— Nulla... è quel che dico anch’io, proseguì con accento ilare. Hai ragione tu, Bambina; questa missione è difficile; ma io voglio sperare che non sia proprio la tua; ora andiamo a tavola.

Fecero colazione nella camera di Desiderio; la mensa era imbandita a piè del lettone matrimoniale, dove erano scesi per cinquanta anni tanti sogni belli, tanti sogni cari... cari anche quando portavano gli sgomenti inevitabili in un amore che campa di poco. Coppa dal suo posto vedeva innanzi a sè i due guanciali, ogni volta che alzava il capo dal piatto; l’amico suo avendo voluto voltare le spalle alle memorie, se ne sentiva afferrato ogni tanto; e allora interrompeva la chiacchierina gentile di Bambina con un sospiro.

Che volevano dire gli sguardi fuggitivi che il Coppa gettava come lampi sopra Bambina e sopra di lui? Desiderio credeva d’aver inteso qualche cosa della confessione, ma ora a quegli sguardi era ben sicuro che l’amico credeva di avere detto tutto da essere perfettamente inteso; e questo lo metteva a disagio. Guardava quella faccetta tonda, fresca, quella bocca ridente d’un sorriso buono, che metteva in mostra una dentatura smagliante, scavando due fossette nelle guancie; quegli occhi profondi e neri come i capelli che scendevano inanellati fino sull’omero. E quella vista guastava il primo fantasma che, dalla confessione dell’amico, era entrato nel suo cervello; perchè il Coppa aveva il pelo rosso, gli occhi bigi, a fior di testa, impazienti.

Pensava: “se Bambina fosse nata di lui, che bisogno ci sarebbe stato di venirmi a contare la frottola del mandolino e del nonno?„