A un tratto, come seguiva sempre a quell’anima monca dacchè sua moglie se n’era andata al camposanto, a un tratto l’idea vagante si arrestò e mandò una luce così viva e così crudele, che gli si empirono gli occhi di lagrime.

— Povero Desiderio! mormorò, allungando la mano verso il Coppa; ora ho inteso.

— Che cosa ha inteso? domandò Bambina, arrestando un boccone a mezza via.

— Curiosaccia! disse il Coppa celiando.

— Sì, che cosa ha inteso, me lo dica... insistè Bambina. Lei lo sa?

— Sì, ma tu non lo saprai... volle promettere il Coppa; si pentì e soggiunse: Spero almeno.... si pentì ancora e disse: Ma chi sa?.... forse.

E allora non fiatò più per un poco. Bambina insisteva col riso tentatore fissando gli occhioni in faccia al babbo, che cercò uno scampo così:

— Gli affari si trattano meglio a tavola; ora è il momento di conchiudere il più importante. Dunque, Desiderio mio, vediamo: questa casa ti è cara, e si capisce, ma bisogna rinunziarvi per la nostra figliuola, la quale non può proseguire la vita che fa da quattro giorni; non può dormire nel tuo studiolo, sopra un materasso buttato su sei sedie...

— Le sedie sono otto, corresse Bambina, e ci si sta tanto bene!

— Le avrei ceduto il mio letto, e non ha voluto; ha detto che aveva paura di perdersi in un letto così grande... ma tu piuttosto non puoi continuare a dormire all’albergo... Ci ho pensato, sai?