— A che cosa hai pensato?
— Che si potrebbe comprare due letti, uno per Bambina e uno per te; tu dormiresti come una volta accanto a me.
— Ma tu dimentichi che ora siamo ricchi, uscì a dire con accento nervoso il Coppa, che ora possiamo avere ciascuno la nostra camera per empirla di sogni e di smanie... I novantasei gradini della tua scala li ho contati; sono troppi per... Bambina; per me sono meno di nulla, anzi... ma per Bambina sono gravi... non dire di no, che so io quel che mi dico. Ho già il fatto nostro; sette stanze allegre, piene di sole, al secondo piano, con la vista verso un giardino... è già contratto fatto, e quando ti dirò di venirci a stare, tu non mi dirai di no.
Tacque per aspettare una risposta, ma Desiderio non la diede subito, e mandava in giro un’occhiata pietosa alle pareti coperte d’una carta cenerognola tempestata di fiorellini rossi, ma non si sentiva male all’idea dell’abbandono, quanto avrebbe potuto immaginare, perchè era entrato nell’anima sua uno sgomento nuovo, che vinceva ogni altro al paragone.
— Farò tutto quello che vorrai, rispose, povero Desiderio mio!
— Oh! non mi stare a compiangere ancora; la partita è appena incominciata; posso guadagnare.
— Che partita? domandò Bambina.
— Dunque è inteso; vedi bene che tutto sta a scegliere il buon momento, e si vince sempre... ora la verità è questa, che le sette stanze non ci sono ancora, ma ci saranno prima di sera. Scarrozzeremo per Milano, Bambina e noi due, fino a tanto che abbiamo trovato il fatto nostro... Non guardare i garofani della parete; ne metteremo anche nella tua camera; ti parrà ancora di essere qui dove hai vissuto tanto tempo. E la tua Speranza, soggiunse sommessamente, ti verrà a trovare...
Queste parole del Coppa chiamarono un sorriso sulle labbra scolorite di Desiderio.
— Ella è sempre accanto a me; non mi abbandona mai.