Intanto che Bambina sparecchiava, continuava a vagare nel cervello del vecchio organista un pensiero inquieto, e appena la ragazza fu andata nella sua cameretta per vestirsi, Desiderio interruppe:

— Dunque?

— Dunque l’amo, dunque soffro perchè l’amo come un pazzo; ma essa non sa nulla, e non saprà mai nulla, rispose il Coppa con accento tranquillo.

— E da quando?

— Da un mese forse; eravamo a bordo del Sud-America quando feci la strana scoperta che la mia pazzia era cominciata. Viaggiava con noi un giovinotto, un commesso viaggiatore di una gran casa di prodotti chimici; egli adocchiava Bambina da un pezzo; una sera che il mare era tempestoso, e la piccina ed io soffrivamo entrambi, egli mi chiese timidamente licenza di offrirle un suo rimedio contro il mal di mare; e fu allora che vidi chiaro nell’anima mia, lo vidi dallo sforzo che feci per ringraziarlo, invece di percuoterlo. Ottenuto il permesso, egli si accostò a Bambina, che era al parapetto, ed io mi rizzai in piedi e gli venni accanto. A me il mal di mare era passato. “Prova, dissi a Bambina, prova, ti farà bene.„ E speravo, speravo proprio che il rimedio di quel giovinotto non avesse nessuna efficacia; e mi afflissi che invece Bambina se ne trovasse ristorata per un poco, e quando il mal di mare fu più forte della medicina mi sentii consolato, come se avessi ottenuto un trionfo. Cessò la burrasca nell’oceano, nel mio cuore, no; e fino a tanto che a Gibilterra non vidi scendere quel commesso viaggiatore della disgrazia, io non ritrovai più me stesso.

— E che pensava Bambina?

— Non si era accorta di nulla.

— Bravo!

— Perchè dici bravo?... La vigilia della fermata a Gibilterra quell’innamorato timido, che da un poco andava cercando di attaccar discorso con me per giungere meglio alla piccina, mi si mise al fianco e mi disse che il giorno dopo mi avrebbe lasciato per fare la Spagna. Egli non potè penetrare la soddisfazione mia nel dirgli: “Oh!... me ne dispiace tanto! E fare la Spagna, gli dissi, non sarà una cosa spiccia.„ — “Più spiccia che non crede; il mio prodotto si vende solo nelle piazze principali, e da pochi consumatori in grande.„ E mi assicurò che bastandogli un mese, dopo se ne ritornerebbe in Italia a Milano. — “Lei pure va in Italia? E ci si fermerà? E andrà a Milano?„ Risposi la verità, ma circondandola di tanti forse, di tanti se, che il povero innamorato deve aver inteso che io non gli volevo dar animo d’aprirsi meglio, come voleva fare. — “Mi chiamo Piero Corruccini, mi confessò timidamente, se posso esserle utile in qualche cosa in Spagna...„ Gli dissi gentilmente che non poteva essermi utile in nulla nè in Spagna, nè altrove. “Il mio nome è Desiderio Coppa„ conchiusi. — Non avendo potuto arrivare fino a Bambina per la mia porta, egli quella sera medesima volle tentare l’usciolino segreto, di mettere in mano di Bambina una dichiarazione scritta. Ma egli non aveva la pratica di far passare nè biglietti nè altro; io lo prevenni, e quando egli per disperazione volle cacciare il biglietto in un guanto abbandonato della mia ragazza io m’impadronii del guanto, e nel consegnarlo a Bambina ne levai il contenuto. E mi venne anche il ticchio di fare una celia crudele, svolgendo la carta sotto gli occhi di Piero Corruccini, dicendo; “Stiamo a vedere che cosa si era cacciato nel tuo guanto; leggi.„ E Bambina lesse ridendo la lista del desinare ultimo. “Non serve più a nulla, feci notare all’innamorato, ora il desinare è digerito.„ Piero Corruccini mi guardò fieramente, io guardai lui; ma mentre mi sembrava di essermi vendicato, un’idea mi pigliò, e nel momento di dire addio al commesso dei prodotti chimici mi venne detto invece a rivederci, e gli dissi dove mi avrebbe potuto rivedere, cioè in Milano, scrivesse al mio recapito fermo in posta. Se ne andò in estasi.

— Bravissimo! mormorò Desiderio.