— Non me ne vado più, disse a Desiderio.

— Volevi andar via? domandò Bambina, tentando leggere sul viso sbarbato.

— Avrei dovuto partire per una faccenda; sarei stato assente pochi giorni; ma ho pensato che alle altre faccende vi è sempre tempo, mentre per fare la felicità d’una Bambina cara, che sei tu, proprio tu, il tempo buono è questo; perciò rimango.

— Oh! in buon ora! esclamò Desiderio, ecco una parola che mi piace! Questa è la filosofia.

— Che cosa è la filosofia? domandò Bambina.

— Pare che sia una cosa così: farsi una virgola sulla faccia col rasoio e rimanere quando si ha fermamente deciso di partire.

All’opera del rasoio miracoloso mancava ancora che il Coppa si pigliasse fra le mani la faccetta tonda di Bambina e se la baciasse in faccia a Desiderio, come aveva fatto ogni giorno — ma a questo il vecchio Coppa non si sapeva indurre, perchè anche Bambina non veniva a mettere a tiro la testina tentatrice.

VII.

A quattr’occhi il Coppa diede a Desiderio spiegazioni larghissime, anche più larghe del necessario, del suo repentino mutamento; voleva, come aveva già espresso, trovarsi accanto a Bambina quando Piero Corruccini venisse a prendersela; voleva assestare il contratto di nozze, voleva scrivere a Buenos Ayres, con la speranza che Domenico Lauri, il vecchio nonno di Bambina, vi fosse ancora e gli potesse dire qualche cosa dei genitori, e consentire all’adozione della ragazza. Tante altre cose voleva che Desiderio intese a volo, approvando tutto.

Il rimanente di quel giorno il Coppa fu sereno, così sereno che, venuta l’ora d’andare a letto, notando che Bambina dava la buona notte a Desiderio senza porgergli la fronte perchè egli v’imprimesse il solito bacio, la prese per mano e la tenne prigioniera dinanzi a sè. E le disse: “dunque la nostra figliuola non ci vuol più bene; e che le abbiamo fatto? Nulla? e allora non ci è bisogno di rinunciare al bacio che ogni sera mi hai dato prima d’andare a letto; dammelo oggi pure, se vuoi che i bei sogni scendano sul tuo capezzale.„