— Quale palazzo?...

— Quello della bella che dorme; l’andremo a svegliare noi due.... Sei contento?

Desiderio manifestò il proprio dubbio che quel palazzo non esistesse più, o non avesse esistito mai, ma il Matto non gli volle credere. Se l’aveva letto in un libro, ci doveva essere. Il libro non diceva dove fosse quel palazzo? — No, non lo diceva. — Ebbene, non importa, lo troverebbero poi lo stesso.

— Ancora non mi hai detto come hai fatto a venire nel letto di Giulio, senza che io ti abbia visto.

— Dormivi quando io sono arrivato; non mi volevano ricevere, perchè era troppo tardi, ma un signore con la barba, non so chi sia, ha creduto a tutte le bugie che gli ha detto la zia per iscusarsi, e mi ha lasciato venire.... Mi hanno messo qui, per questa notte soltanto, ma se credono di cambiarmi di letto, sbagliano.... io qui sto bene.

Vi era qualche cosa nel linguaggio del Matto, che a Desiderio non andava a versi; e pure la sua simpatia per il nuovo amico non ci pativa nulla.

— Quant’anni hai? gli chiese il Coppa.

— Io, dieci compiti...

— Ed io, dieci non compiti, rispose l’altro, e parve umiliato di essere più giovine; ma sono più alto di te, guarda.... E di botto, senza dir altro, lasciò penzolare le gambe sotto le lenzuola, e quando fu ritto, ripetè: guarda!

Forse non era vero che fosse più alto di Desiderio, ma il fanciullo non si curò di correggere quella piccola vanità, accontentandosi di dirgli che tornasse subito in letto, perchè era proibito levarsi prima che sonasse la campana.