— Non ho ricevuto nulla.

— Vede! è il destino. Avevo detto alla signorina d’essere di ritorno per il primo del mese, e mi ero fatto promettere che essa mi avrebbe scritto due parole fermo in posta perchè sapessi dove potevo fare... in ogni caso... una visita al signor Coppa: corro alla posta e non trovo nulla. Allora ho detto: essa sa che io sono deformato e non mi vuole più... Ha ragione, povera creaturina: io sono tanto brutto, essa invece è sempre tanto bella!

Trovandosi a guardare un dibattimento stranissimo che seguiva nel suo foro interno, il vecchio Coppa non sapeva decidere se egli fosse afflitto della faccia gonfia di Piero, come gli sembrava, o se il trionfo sicuro, imminente, della sua propria faccia, sbarbata ogni mattina, lo contentasse del tutto, come pure gli pareva. Non rispondeva nulla alle parole del disgraziato. Il quale proseguì:

— Nella lettera che le scrivevo da Nizza, mi raccomandavo a lei perchè dicesse... alla signorina... che non ho più il coraggio di pensare al sogno bello fatto a bordo del Sud America... che perciò...

— Che perciò?.. insistè il Coppa, tanto per dire qualche cosa.

— Che perciò rinunziavo ad essa...

Nel ripetere a voce bassa queste parole desolate che lo avevano fatto piangere scrivendole, singhiozzò come un fanciullo.

— Si faccia cuore, disse il Coppa... non pianga ora.

— No, non piango; non volevo nemmanco venire qui, ma è stato più forte di me...

Il vecchio aveva sulla lingua altre consolazioni di parole; stentava a metterle fuori, sembrandogli parole ipocrite, condite largamente di egoismo; taceva, ma anche il silenzio era crudeltà.