Intendendo d’essere arrivato a dire uno sproposito si arrestò di tronco, infatti il dottore Augusto, con sorriso indulgente, disse:

— Il numero 13 è di moda; se ne vendono tanti, forse se ne smarriscono tanti, e si assomigliano tutti; per lo più hanno una catenella simile; non mi sarei stupito che l’economo avesse restituito a voi la roba perduta da un altro.

— Infatti, diss’io, ecco qui un altro numero 13 che oggi stesso ci fu restituito dal fornaio dirimpetto.

— Oh! Oh! davvero? Meraviglioso!

— Proprio meraviglioso!

— Vediamo ora quello del fornaio, disse senza scomporsi il nostro chimico. Il babbo e io stavamo zitti.

— Ecco, pronunziò il chimico con lo stessa disinvoltura indolente, ecco, qui il traforo è riuscito meglio; non pare anche a te (mi pareva, ma tacqui), la catenella è quasi simile, ma non è la medesima... guardateci bene.... Il babbo e io guardammo bene senza fiatare perchè ora sembrava a tutte due che il cugino si pigliasse la rivincita, come se, avendo già visto tutte le nostre idee segrete, gli piacesse buttarle all’aria tranquillamente senza buttarcele in faccia come forse aveva diritto di fare.

Insinuai timidamente:

— Io capisco l’economo, ma non intendo il fornaio.

— Perchè dimentichi il manifesto attaccato a tutte le cantonate di Milano, e l’annunzio del Secolo che ci costò una lira.