Una volta risvegliandomi, a un tratto, mi si affacciò netta la memoria d’una risposta di Tizia mentre, dopo averla accompagnata a casa, essa e il babbo suo accompagnavano noi, come si fa qualche volta. Io volevo ch’ella mi parlasse del suo antico innamorato avendo la idea fissa ch’egli dovesse entrare per qualche cosa nello svenimento.

— Non ci penso proprio più; era tanto naturale che non mi sposasse; non sono ricca, io.

— Come me, esclamai; tanto meglio; così se, per un caso straordinario, uno che mi piaccia voglia sposarmi, so che sposa me sola; ma siccome questo caso si va facendo più straordinario ogni giorno in questa cara Milano, e io non voglio incomodare il cielo a domandargli un miracolo, ho già deciso, deciso proprio; rimarrò zitella.

Che gioia balenò allora sulla faccetta di Tizia!

— Tu pure dunque...

— Io sì, ma tu no; sei tanto carina tu, devi trovare marito, me ne incarico io, vedrai... Ma per me è chiaro come il giorno chiaro, non mi marito.

Abbassavo la voce, perchè i nostri babbi, che ci seguivano a pochi passi, non ci udissero.

— Bisogna che le ragazze comprendano di buon’ora che si può vivere zitelle magnificamente e prepararsi la vecchiaia meno difficile. Dalla poca esperienza che ho io, mi sembra provato questo: noi donne non godiamo proprio nulla di nulla; quando i signori uomini ci hanno vestito bene e ci mandano a spasso sole, perchè essi hanno altro da fare, quando ci permettono di cianciare delle mode, di ammazzare la noia coll’uncinetto, o con un romanzo francese, credono d’averci dato moltissimo; se poi ci nasce un figliuolo e lo tiriamo su con pazienza, allora ci hanno dato tutto; non ci deve mancare più nulla. Sai che cosa si dovrebbe fare noi zitelle? Un circolo, un club, come dicono loro, un’associazione di mutuo soccorso; ogni ragazza pagherebbe un piccolo tanto, finchè fosse zitella; se avesse la disgrazia di sposarsi, pagherebbe il doppio; almeno le ragazze andrebbero incontro alla vecchiaia senza terrore.

Tizia sorrideva, pensando ad altro; osservò solo che questa associazione farebbe il comodo delle brutte: le belle non ci vorrebbero stare. Le belle? Chi sono poi le belle? Una ragazza quando è bella, ne ha, a dir molto, per quindici anni; se in questo tempo non trova il marito che le piacerebbe (e nota che se uno le piace, non glielo può andare a dire), se non trova il suo vero compagno, se non si rassegna a pigliar l’altro, va nel mucchio con tutte quante.

— Pare anche a te?