— Ma ti vuoi occupare di me che non ho mai pensato a trovare marito, ora che ce ne ho uno assicurato?

Il babbo rise ancora prima di rispondermi.

— È vero, ma se non a te, potrà servire a Tizia; e io ho preso impegno di dar la caccia agli scapoli per conto suo. Tu aspettati una sfilata di impiegati del movimento; il mio socio ti farà conoscere tutto il personale non coniugato; io farò conoscere a Tizia gran parte del personale di controllo. Ne ho in vista parecchi, bellini assai: ma il difficile è indurli in tentazione; i giovinotti d’oggi vogliono godersi la gioventù: per trovare gente preparata al matrimonio, temo che mi toccherà fare un po’ di strada indietro fra i capi d’uffizio, escire dal controllo, passare alla manutenzione.

L’amministrazione delle ferrovie, per fortuna, tra capi e sottocapi, ha quasi un battaglione e molti non hanno moglie ancora, o l’hanno perduta da poco, che è il caso più bello; un vedovo ha tanto bisogno d’essere consolato... Il babbo caro pensò sicuramente alla mamma... e non disse altro.

V.

Il cavaliere Diego Corona si era messo all’opera con coscienza, e il giorno dopo verso l’una venne a far conoscere il suo primo candidato. Era il signor Prudenziano Barbotti, sottocapo nel movimento, il quale, avendo perduta la moglie da tre mesi appena, portava un lutto spaventoso da far morire a guardarlo lungamente. Catena di osso nero, bottoni neri alla camicia e ai paramani, occhiali incorniciati in osso nero, barba nera; tutto nero. Era d’una magrezza estrema, da parere un carboncino da disegno. Messo al mondo unicamente per scrivere l’epitaffio di sua moglie, doveva poi seppellirsi accanto a essa; e invece, appunto perchè penava troppo della privazione della sua compagna, non vedeva l’ora di sposarne un’altra.

Tutte queste cose il signor Prudenziano non le disse subito, chè avrebbe smentito il suo nome; si seppero poi; allora egli disse che da Rimini un amico suo e del babbo gli aveva scritto d’andare a trovarlo per fare la sua conoscenza.

Mentre egli così spiegava la sua visita, con molta lentezza burocratica, io mi sentiva venire uno gran voglia di ridere, e mi riuscì di di vincerla appena appena.

Il babbo, in quel punto, si ricordò di domandare segretamente al cavalier Corona che impressione gli aveva fatto il discorso del presidente del Consiglio alla Camera dei deputati; e lasciò che il signor Prudenziano mi esaminasse bene senza averne l’aria.

Senza esaminare lui, io l’avevo visto tutto. Noi donne possiamo mostrare cento aspetti a chi ci guardi, per confondere il suo criterio, ma con un’occhiata noi sappiamo quanto vale il nostro uomo.