Il signor Prudenziano non mi piaceva affatto. Non perciò, mentre egli faceva quella fatica inutile di esaminare la mia persona, volli spiacergli; tutt’altro; misi in mostra i denti, che ho veramente belli; guardai in alto per fargli vedere la grandezza dell’occhio; mi toccai un ricciolo di capelli biondi che mi crescono sotto la nuca al principio del collo; e, con questa mimica, dimostrai belle mani, bel collo e bei capelli. Il resto della mia persona non è gran cosa, ne convengo, ma non è nemmeno il diavolo.

Assolutamente Prudenziano Barbotti, andando via, doveva dire, a sè stesso prima, al cavaliere Corona poi, che io farei il comodo suo.

E così disse veramente; e io risposi subito subito ch’egli a me non piaceva affatto.

Il cavalier Diego Corona, quando seppe dell’impressione fatta dal suo Prudenziano, senza perdere tempo, lo cambiò con un altro sottocapo della manutenzione: il signor Arturo Meri.

Ma, Dio misericordioso!, dove gli andava a pescare i suoi candidati? Vi immaginate voi una palla elastica, anzi una piccola palla elastica rossa e nera? Così era il signor Arturo. Da una pancetta tonda escivano braccia e gambe corte, inquiete per la impresa difficile di mantenere la gravità senza ruzzolare per terra, come fanno spesso le palle elastiche; e su tutto ciò una faccia tonda e infocata.

Ma io cominciavo appena a ridere molto del candidato numero due quando si presentò, o almeno mi parve, il candidato numero tre.

E questo era proprio tutt’altro. Mio padre era uscito appena, e la fantesca, la quale non fa mai le cose a modo, fece entrare l’incognito in salotto senza farsi dire chi doveva annunziare; andò a cercare il babbo nella sua camera, poi venne nella mia.

— È venuto un signore... domanda del padrone....

— Ma lo sai bene che non è in casa, non hai visto che è uscito appena?

Brigida non aveva visto niente,