Mi rispose con un filo di voce guardando il soffitto:

— Poco fa, mi è sembrato che lei potesse fare molto; ora mi pare che non possa fare nulla e la mia condanna è irrimediabile... eppure... eppure....

— Dica, dica.

— Eppure, se un’anima buona, un’amica di Tizia, guardandomi bene in faccia, vi vedesse la sincerità....

— Il pentimento, insinuai.

— No, non il pentimento; quello che feci una volta lo farei sempre, messo nelle stesse condizioni d’allora; ma, oggi, tutto è mutato; io sono padrone di me, perchè mi sono fatto una posizione; a quel tempo vivevo di rendita, ora vivo del mio lavoro; la differenza è tutta qui....

Stando alle idee ricevute fino allora, mi pareva che la condizione sua fosse peggiorata. Egli lesse il mio pensiero e sorrise melanconicamente nel dire con ferma voce:

— Il lavoro soltanto può ridarmi la mia compagna perduta.

Stette un altro poco a riflettere e vedendo che io non indovinavo nulla, sollevò un piccolo lembo della segreta verità.

— Supponga, signorina, che, quando si facevano le pubblicazioni, io fossi ricco, o mi credessero ricco, e che a un tratto, per una orrenda necessità, una necessità orrenda, non confessabile ad altri che a Dio, avessi dovuto vendere tutto quanto possedevo per salvare qualcuno e me stesso....