— Che importa a te di tutto questo? gli domandai levandomi da sedere, e guardandolo bene in faccia per metterlo alle strette. E messo così, mio cugino fece uno sforzo disperato di resistenza per non dirmi nulla.

— Ecco il babbo, annunziai.

VI.

Il giorno dopo, senza perdere tempo, me ne andai a trovare la mia buona Tizia.

Me ne andai sola (qualche volta, nelle grandi occasioni, ho questo coraggio da leone); ma non fui molto fortunata. Avevo immaginato di trovare il babbo ancora all’uffizio e l’amica sola: invece tutto il contrario. Diego Corona era tornato prima dell’ora e sua figlia era uscita appena con la fantesca per fare una scelta sapiente.

Diego Corona sorrideva.

— Allora chi sa quanto tarderà!

— Sarà qui a momenti: la scelta sapiente non è altro che di un buon cappone, che sia giovine e grasso, e non ci costi troppo, per domani che è festa. Lei si accomodi qui un momentino, qui accanto a me. Oh! che miracolo veder qui lei tutta sola! Quale fortuna è la mia!

— E si può sapere, continuava, la ragione che l’ha fatta uscire di casa, sola, all’ora che il babbo sta per tornare dall’uffizio?... Non si può sapere. Bisogna sempre rispettare i bei segretuzzi delle fanciulle belle. Piuttosto le posso domandare se ha ricevuto una visita...

— Che visita? esclamai prontamente.