Sì, ora comprendeva anche lui.
— Ma allora che vuole?
— Vuole che la mia Tizia lo sposi; sei contento?
Egli era proprio contento; io no.
Avevo fatto male a svelare un arcano che non mi apparteneva, e glielo dissi.
— Sono una stupida, dovevo tacere; questa confidenza non era cosa mia, ho fatto male.
— Un giorno saprai tutto, mi disse.
Io sapevo tutto da un pezzo, ma mi piacque non intendere.
Il cavaliere, pensando meglio al caso suo, capì che piombando come un fulmine accanto alla fanciulla amata, avrebbe commesso un’imprudenza grave; ma perchè bisognava pure spiegare la necessità orrenda, senza di che non era possibile ricuperare la posizione d’una volta, decise d’aspettare il padre all’uscita dall’uffizio, fermarlo in istrada e spiegarsi bene.
Senonchè quel giorno Diego Corona aveva tardato ad uscire e il cavaliere Codicini aveva temuto invece d’essere lui in ritardo; dunque risalì le scale di Tizia un’altra volta.