E ci trovò insieme, perchè io avevo passato due ore con la mia buona amica, e stavo per andarmene, quando il campanello ci annunziò una visita.

Saputo che era Codicini, il quale domandava del babbo, fu una titubanza lunga.

Dovevamo lasciare il salotto per farvi andare lui?

Sì, era il meglio; ma allora Tizia pretendeva che io mi fermassi, e intanto Brigida mi guastava il risotto e mi dava un saporino di casseruola al tonno in salsa di pomidoro. Ma il cavaliere poteva aspettare in anticamera, e allora a me non sarebbe stato possibile passargli sotto il naso senza farmi scorgere.

Fortunatamente, mentre durava l’incertezza crudele, il campanello sonò un’altra volta.

— È il babbo! disse Tizia riconoscendo il suo modo speciale.

E subito, mentre la fantesca correva in anticamera e noi di corsa nella vicina stanza e il babbo e il cavaliere si avviavano in silenzio al salotto, Tizia, escita da ogni perplessità, mi disse in gran collera:

— È una persecuzione. Che cosa crede di guadagnare in questa sua miserabile commedia? Io non lo so proprio. Guadagnerà sicuramente ch’io lo ripiglierò ad odiare, a quest’ora mi ha seccata assai.

Per tacito accordo rimanemmo un poco in silenzio ad ascoltare quel che diceva il cavaliere a Diego Corona. Egli non disse nulla per un po’, il tempo di penetrare bene in salotto fino ai piedi del divano.

— S’accomodi, consigliò bruscamente il signor Corona.