E il cavaliere s’accomodò senza dir nulla; poi fu ancora il babbo di Tizia a interrogare, e la sua parola fu meno brusca di prima, forse per lo spettacolo miserando che aveva sott’occhi.
— Mi vuol dire che cosa l’ha condotto da me?
Allora il cavaliere sospirò forte, e quel sospiro passando per la porta socchiusa, arrivò alla mia pietà, ma non al cuore di Tizia.
Essa mormorò dispettosa: «Commediante!» senza batter ciglio, guardando la parete di fondo.
Ora il cavalier Codicini parlava sottovoce e il suo mormorio lungo non fu mai interrotto da Diego Corona, ma disgraziatamente non arrivò fino a noi.
Diego Corona, con voce mansuefatta, domandò che cosa potesse fare per contentare quell’ombra di genero ormai svanita per sempre.
Dopo un lungo silenzio la voce di Diego Corona empì la casa, come mi parve, dichiarando che quanto a lui non avrebbe visto nulla di male che la cosa si accomodasse, ma aveva un forte sospetto che la sua figliuola non volesse più.
— Ma quando ella saprà ogni cosa; perchè ad essa dirò tutto tutto... se vorrà....
Guardai il viso impassibile dell’amica mia; essa guardava sempre la parete e non battè ciglio.
— Vuole che io le vada a dire?...