Il dottor Demetrio non essendo del suo parere, volle ascoltare il petto e la schiena; ciò fatto, scrisse una medicina e non raccomandò nulla.

— Mi posso alzare? domandò Tizia.

Il medico sorrise melanconicamente.

— Provi se può.

Tizia non provò nemmeno, perchè troppa era stata la fatica di tirarsi a sedere sul letto per essere ascoltata.

— Se avrà voglia di mangiare una minestrina, non le farà male.

L’ammalata non chiedendo che minestrina, lo domandai io. — Riso? zuppa?

— Quello che vuole, ma forse oggi non mangerà nulla; badi a pigliare la medicina; tornerò stasera.

La medicina del dottor Demetrio era una pozione calmante, in cui entrava il papavero, e Tizia, un po’ per virtù della pianta, un po’ per la mala nottata della vigilia, tutto quel giorno non fece che sonnecchiare.

La calma, fatta padrona del suo bel corpicciuolo di faterella, un po’ ci consolava e ci impauriva anche un poco.