Il medico, venuto la sera, disse chiaro che questa seconda visita non gli serviva se non a riconoscere quali passi faceva il male per giudicare quanta strada avesse deciso di percorrere.

Fortunatamente non vi era ancora nulla di troppo grave; avrebbe potuto essere una pneumonite, o una pleurisia acuta, o una febbre d’infezione, ed invece si era accontentato di essere forse una pleurisia falsa, che forse, con pochi giorni di letto, ci leverebbe l’incomodo.

— Forse; però....

— Però?

— Però, in questo stadio della malattia, il medico non è mai abbastanza prudente; può sempre sbagliare e se anche egli non ha sbagliato, il male può aggravarsi in seguito ad una complicazione... Ma... Ma?...

Ma avendo egli ascoltato Tizia, poteva quasi assicurare che tutti gli organi funzionavan bene.

Insomma la pleurisia falsa di Tizia non mi inquietò troppo.

Quel poveraccio di Diego Corona era la sola vittima.

Avesse egli potuto piantare l’ufficio delle Mediterranee finchè durava il male della figliuola, non si sarebbe lamentato di nulla; pareva a lui che potendo essere sempre accanto al letto della sua bimba avrebbe fatto una paura da non si dire al malannaccio per costringerlo a darsi vinto.

Ma così, ahi, ma così!