Mi era parso d’intendere che il commendatore Ramelli fosso stato in croce perchè il figliuolo soffriva troppo di non poter sposare la sua Tizia, e avesse deciso di tentare egli stesso una prova suprema, ma perchè la cosa potesse riuscire meglio, gli era venuto in mente di farsi accompagnare da me. Ero io disposta a fare una carità cristiana?

Quando Annibale Codicini ebbe tentato inutilmente di spiegare bene questa cosa semplicissima, che in bocca sua diventava di una complicazione enorme, il babbo commendatore aggiunse melanconicamente:

— Ci vuole aiutare, signorina? Dico meglio: Mi vuole aiutare? perchè mio figlio è troppo scoraggiato, e non avrà il coraggio di salire le scale della sua antica fidanzata. Rimarrà in istrada a fare l’amore come fanno in Spagna, guardando la finestra.

Volle sorridere per togliersi dalla faccia pallida quel velo nero di melanconia, che gli dava un aspetto di funerale. Non vi riuscì, e il figlio soffocando un gemito e protendendo le mani supplicò:

— Babbo, dammi retta, non andare da lei, non tentare più nulla, è inutile.

La faccia funerea ebbe un lampo di luce e si animò come per ribadire un proposito. Ma egli tacque.

Io lessi negli occhi suoi tutto quel che aveva saputo tacere; il breve silenzio fu rotto ancora dalle parole di prima, dette a me con la stessa tetraggine.

— Mi vuole aiutare, signorina?

— Quando? domandai abbassando la voce istintivamente, per far intendere ch’ero pronta ad accettare la complicità.

— Subito, rispose il vecchio.