Mi rizzai, senza dir parola; si rizzarono tutti.

— Per carità, babbo mio, scongiurava il cavaliere Codicini, diventato come fanciullo al cospetto di suo padre.

— Scusino un momentino, rimangano a sedere, torno subito, mi metto il cappellino appena.

Mi erano entrate in capo parecchie idee singolari, una delle quali sicuramente era la vera; ma io non era andata in cerca di nessuna, e nessuna aveva incoraggiato a rimanere; così rimanevano tutte a punzecchiarmi leggermente.

— Non sono curiosa, dissi a me stessa nel mettermi il cappello davanti allo specchio; quel che sarà sarà; io non voglio sapere, ma forse saprò tutto senza volere.

Tornando in salotto trovai il giovane innamorato con la testa china e il commendatore invece, a capo eretto, con lo sguardo fisso sull’uscio da cui doveva entrare.

— Vogliamo andare?

Ci avviammo in silenzio. Nell’anticamera, padre e figlio si misero ai lati dell’uscio per lasciarmi passare prima, e ancorchè io consigliassi a entrambi di mettere il cappello perchè tirava vento e il commendatore era calvo come una zucca, entrambi vollero rimanere a testa scoperta finchè la porta non si fu chiusa alle nostre spalle.

Per via mi presero in mezzo, il vecchio alla mia sinistra, alla destra il giovane, e quando il marciapiedi non permetteva di stare in tre, uno si scostava subito per lasciarmi il passo libero.

E tutte queste attenzioni erano fatte con faccia da funerale, senza mai dir parola.