— Mi spiace, risponde Tizia, rimani qui accanto a me... quello che deve dirmi il commendatore, o un altro qualsiasi, tu pure lo puoi ascoltare; lo sai bene che con te non ho segreti.
Sapevo il contrario. Non mi aveva forse taciuto sempre la fuga del suo fidanzato?
— Ma io non voglio ascoltare le cose che non mi riguardano, non sono curiosa.
— E nemmeno ciarliera, assicura Tizia a bassa voce.
Intanto le parti sono mutate, ora è lei che afferra forte il mio braccio perchè non me ne vada.
Io non so come fare; non guardo nemmeno il vecchio per non crescere la pena che deve sentire.
— Siedi qui accanto a me, s’ostina a dire Tizia.
— Signorina, contenti l’amica sua, la prego anch’io, rimanga.
La voce di quell’uomo stancato dagli anni, dai dispiaceri forse, è tranquilla, ma così tenue e così rassegnata da fare pietà.
Guardo Tizia, parendomi che ora almeno si dovrà intenerire e permettermi di lasciarla; ma essa ha gli occhi fissi in una cosa lontana lontana, e non bella di sicuro.