Io mi sono tirata in disparte, sollevando la veste, perchè quella bestiaccia mi sembra capacissima di volersi arrampicare sopra il mio corpo, e ogni tanto, si pensi quel che si vuole, io strillo.
Tizia invece ride.
E il commendatore dice umilmente:
— Segno di fortuna.
— Chiamo la fantesca con la scopa? dico io.
— No, ecco, si dirige alla finestra. Forse è entrato dalla fessura, perchè le vetrate sono socchiuse, lasciamo che se ne vada per dove è venuto.
E con un coraggio da eroina, Tizia, badando solo a non calpestare il suo ospite, gli apre tutta la finestra.
Infatti il ragno se ne va di lì maestosamente accompagnato da Tizia, la quale, giunta al balconcino, si arresta un poco, guarda il commendatore, il quale guarda me, poi Tizia rientra sorridendo senza dir parola mi abbraccia e non mi lascia più, finchè il campanello ci annunzia una visita.
Tizia ci dice semplicemente: «Esso aveva la sua tela sotto il balcone ed è rientrato in casa. Egli era da basso: ci siamo visti, gli ho fatto cenno di salire.»
Esso, cioè il ragno; egli, cioè il cavaliere.