Il commendatore scoppia in un pianto di tenerezza, ma si asciuga il volto con la pezzuola e si fa forte perchè ora non gli pare il caso che ci occupiamo di lui.
E quando il cavaliere entra in salotto preceduto dalla fantesca, dopo un minuto di silenzio il commendatore scatta nervosamente a dire:
— Mi pare che tutto sia accomodato, non è vero, signorina?
Tizia guarda il futuro suocero con occhio pietoso e si stacca da me per porgergli la mano.
Sento mormorare: — grazie, grazie!
— E io? domanda il cavaliere.
E lui? Vi potete immaginare ch’io non poteva rimanere un minuto di più, perchè ero aspettata a casa; me ne vado accompagnata dal commendatore, e di lui per quel giorno non so altro.
Ma lungo la via il vecchio, uscito un momento dalla tetraggine, vi rientra tutto quanto. Ha ridata la felicità a suo figlio, ma ora desidera di morire perchè si crede disonorato un’altra volta.
— Signorina, mi dice, che penserà ora di me?
— Penso che lei ha avuto molte disgrazie, che fortunatamente tutto si è accomodato; non penso altro.