Egli crollò il capo, e senza più fiatare mi accompagnò in silenzio.

E lungo la via io guardo a tutte le vetrine per non vedere le sue lagrime. Prima di arrivare al portone, egli si soffia il naso un’ultima volta e si leva il cappello per salutarmi. Gli porgo la mano, egli la tocca appena appena e a me pure dice grazie con la voce fioca di prima.

***

La mattina successiva la mia buona Tizia era tornata quella di una volta, e prima delle dieci, appena Diego Corona se ne fu andato all’uffizio, mi venne a confessare che il suo Annibale era innamorato come nei bei tempi, e non farebbe la seconda volta il tiro di piantarla col corredo di nozze senza aver detto sì in municipio.

E quando Annibale avesse detto sì al sindaco o all’assessore, era essa ben sicura di non sentirsi il prurito di dire no per vendicarsi?

Prima non comprese; poi fu lungamente una doppia risata. All’ultimo la mia buona Tizia confessò che quest’idea aveva del buono, ma, non essendole venuta prima, non ne avrebbe approfittato.

Dunque rinunziava a tutte le Marcelline? Rinunziava.

— Sai, le dissi, il babbo mio m’incarica di presentarti le sue condoglianze sincere perchè se tu puoi dire all’incirca quanto guadagni sposandoti al tuo Annibale (stai bene attenta?) non sapresti nemmeno immaginare quanto perdi.... non sposando lui.

Era verissimo, ma non lo potendo nemmeno immaginare, la rassegnazione era più facile.

— E non diventerai mia matrigna, sospirai.