Quella lettera, nella sua forma semplice e sentimentale, dice:
«Sono giovine ancora, sono vedova, sono infelice. Altro non posseggo che il cuore e la mia bell’arte. Vivere per la felicità d’un uomo onesto è la mia missione. Abito in via Torino, numero 60, al piano secondo. Chiedete della signora Marina, comprimaria.»
Marcantonio rilegge quattro volte queste poche righe, poi le ripete, balbettando, a memoria — e non riesce ancora ad afferrarne bene il senso. Si stringe la fronte fra le mani, guarda fisso innanzi a sè, poi passeggia, si arresta, passeggia ancora — in ultimo si lascia cadere fra le braccia d’un seggiolone a rotelle, che rincula sino alla parete come per grande sgomento.
Che significa tutta questa mimica del Signor Io?
Significa che nelle poche righe di quel foglio, che ora giace a terra, il Signor Io ha riconosciuto i caratteri di sua figlia!