Camminandole al fianco speditamente, Marcantonio pensa: «A quest’ora è a casa e mi aspetta!»

Ma un dubbio, che s’è tenuto celato finora, aspettando il buon momento di farsi innanzi, s’affaccia bruscamente, come un aggressore alla svolta d’una via.

E se non ci fosse nulla di vero in tutto il romanzetto che gli affatica il cervello da 24 ore, salvo una singolare somiglianza di scrittura? Se Marina, la comprimaria, esistesse, e sua figlia fosse invece sempre lontanissima... o morta?

Fermo nella sua idea di voler evitare le spiegazioni e di cancellare interamente il passato, ieri il professore non ha atteso il ritorno di Anna Maria, e stamane non ne ha aspettata la venuta. Invece di Serafina, già così franca nella parte impostale dal padre, sino ad essere quasi padrona delle proprie lagrime (così Marcantonio la vorrebbe e così la immagina), può benissimo venirgli incontro Anna Maria colla lettera in una mano e l’altra mano sotto il grembiale, e dirgli: «Lei ha sbagliato, in via Torino, al numero 60, la signorina non c’è...»

E allora? Che sarà allora? Marcantonio ci pensa, e dice a sè stesso che sarà una specie di rovina. Quell’edificio che egli ha tirato su lavorandovi ventiquatt’ore filate (perchè anche dormendo non ha cessato un minuto di fantasticare, e quando demoliva Spinoza, altro non faceva che preparare nuovi materiali di fabbrica), quell’edifizio è già così alto e massiccio, che se dovrà crollare, ingombrerà colle sue rovine tutta la via futura di Marcantonio. Invano egli chiederà consolazioni alla bizzarra Virginia od all’anonima vestita di nero — le fanciulle più bizzarre dell’universo mondo e tutte le vedove dello stato civile non gli potranno pagare il suo sogno. Egli lo sa e lo ripensa: misero l’uomo che chiede alla vita il prezzo d’un bel sogno svanito!

Marcantonio deve aver in tasca la lettera di Marina; la ricerca trepidante, la trova, la esamina... Ah! non vi può essere dubbio, sono proprio i caratteri di sua figlia. Ecco le sue s che paiono f, ecco le sue code svolazzanti che vanno a mettere dei tagli illegittimi alle sue l. Ogni dubbio è inutile, anzi è dannoso, perchè, già quasi alla porta di casa sua, il professore non ha ancora pensato alla scena che deve seguire.

Vediamo. Che cosa dirà egli entrando? che cosa farà? Piglierà per mano sua figlia, senza guardarla in faccia, ed alla grossa fantesca, che senza dubbio vorrà stare fra i piedi, dirà: «Anna Maria, nulla è mutato nella mia casa, mia figlia vi rientra fanciulla come ne è uscita — ed ora va in cucina.»

E dirà a Serafina: «Tu, figliuola mia, abbracciami; la commozione non serve a nulla; perciò ti raccomando di non piangere e di dimenticare il passato.»

Riuscendo a fare ed a dire così, non un gesto di più, non una parola di meno, Marcantonio Abate spera che per il primo e più difficile incontro ce ne sarà abbastanza.

Ma che cosa dirà Serafina?