Il professore è giunto alla porta di casa sua, e si arresta un momento per aver tempo a rispondere a questa domanda. È strano — il suo vecchio cuore batte come per l’imminenza d’una catastrofe; da gran tempo non ha battuto così il vecchio cuore del Signor Io. Gli tornano in mente il primo sorriso d’una povera morta, allora piena di vita e d’amore, la prima lezione davanti ad una scolaresca non abbastanza disattenta, il primo bacio sopra la gota di una neonata piangente — anche allora gli batteva il cuore forte, ma non così.
Che cosa dirà Serafina?
Rifà la domanda, poi non bada a rispondere; è sulle scale, il portinaio non l’ha visto passare, ed egli è quasi contento di non essere stato fermato per sentirsi dire: «Sa? ci è di sopra la signorina...» ma ora cerca sui gradini, senza saperlo, le traccie del passaggio di sua figlia, e non trovando nulla, è oppresso dalla freddezza non dissimile della ringhiera di ferro e del bracciuolo di ottone, ma sempre senza saperlo.
A un tratto si scuote da quella inerzia della sua volontà, che va perdendo terreno dinanzi ad un avversario ancora invisibile, fa rapidamente i pochi gradini che lo separano dal pianerottolo e si arresta all’uscio di casa sua.
Deve sonare il campanello, oppure aprire colla chiave che porta sempre in tasca, ed entrare in casa all’improvviso? Meglio è che Serafina ed Anna Maria siano avvertite — perciò suona. La fantesca non è pronta ad accorrere, ma si facesse anche aspettare fino a notte, Marcantonio non sonerà più; non sa neppure se troverà la forza di aprir l’uscio di casa colla chiave che ha in tasca. Non è il cuore — ora lo comprende — sono i nervi. Finalmente si ode un passo dietro la porta, che si socchiude lentamente. Marcantonio entra, Anna Maria spalanca la bocca e gli occhi e non dice nulla.
La poveraccia ha pianto, ma il suo padrone non se ne avvede.
— Dov’è Serafina? — riesce a dire con un tremito nella voce.
Anna Maria, per parlare, comincia dal chiudere la bocca ed inghiottire la saliva, poi accenna col capo alla camera vicina; non può dir altro.
Il professore Marcantonio Abate si sente piegare le ginocchia, ed è costretto a sedersi sopra uno sgabello. Allora soltanto Anna Maria trova le parole.
— Se la vedesse! — comincia a dire — ma anche il padrone ritrova il suo proposito.