— Anna Maria — dice con dignità — nulla è mutato nella mia casa: mia figlia vi rientra fanciulla, come ne è uscita; ed ora va in cucina.

La dignità con cui ha pronunziato queste parole gli vieta di rimanere un minuto di più sopra un volgare sgabello d’anticamera. Si alza ed entra storditamente nel salotto, ma, per sua fortuna, Serafina non vi è. Pure, il cuore ricomincia a martellargli forte. Perchè? Unicamente perchè, entrando, egli ha visto il lembo d’una veste sparire da un altro uscio, e una pezzuola bianca cadere dal tavolino a terra.

Marcantonio si arresta nel mezzo della sala e raccatta la pezzuola. È bagnata di lagrime; lo sapeva.

Cerca, come per gustare un po’ d’amarezza, e forse per guadagnare tempo, le iniziali ricamate del nuovo nome di sua figlia, e trova invece il nome intero della sua povera morta — Faustina! Quasi allo stesso tempo, una voce gentile, la voce medesima della donna che lo aveva amato tanto, dice timidamente:

— Sono qua!

E perchè egli, trattenuto da una folla di vecchi sentimenti che rifioriscono nel suo cuore, non è pronto a rizzarsi in piedi, la voce ripete più forte: «Sono qua.» Ed appare nel vano d’un uscio, che si è aperto senza rumore, la visione melanconica di lei, di lei stessa, di Faustina, pallida e scarna come nella malattia che l’ha uccisa, ma ringiovanita e fatta più bella dalla morte.

Ah! come potrebbe Marcantonio reggere a quell’urto? Egli sente che un tremito gli agita tutta la persona, e che un brivido dolce, forse un’onda di pietà, gli corre nelle vene come un lavacro.

Ha chiuso gli occhi, e chi sa? forse ha aperto le braccia senza avvedersene, perchè sente sul petto il peso di un corpo dilicato, e sulle labbra il bacio della sua cara defunta.

Riapre gli occhi e non dice nulla. Finchè dura quel fascino, non potrebbe parlare, anche volendo; ma perchè parlare quando piange? Piangi, Marcantonio, le tue vecchie lagrime pagano tutto il pianto versato da tua figlia. La poveretta, mettendo il visino patito sotto quella benefica pioggia, sorride e pare che pianga anch’essa, mentre dice teneramente:

— Babbo, non fare così!