— Dunque, al nonno gli hai voluto bene per obbedire al babbo ed alla mamma? — domanda Marcantonio; — per questo solo?
— No, anche perchè mi mandava le belle bambole e le chicche; ma lasciami fare, voglio farti vedere i miei fratelli; non lo sai che ho due fratelli?
— Due fratelli?... — balbetta il nonno.
— Sì, due; ma uno è morto, poverino! — dice Faustina senza ombra di mestizia. — Eccolo, guarda; si chiamava Marcantonio, come te.... non è vero che era bello?
Se era bello! Se era bello!
— Non è vero che non doveva morire? Ma è andato in paradiso!
Ah! i bambini non dovrebbero andare in paradiso!
— Questo qui, ripiglia Faustina, non si accorgendo che il nonno ha gli occhi pieni di lacrime — questo qui è l’altro; è piccolo, piccolo, piccolo; si chiama Marcantonio anche lui. Ma se vedessi com’è piccolo!... È piccolo così.... ma è forte, il babbo dice che è molto forte; bisogna sentire a mettergli un dito in una mano come lo stringe!...
Marcantonio fissa gli occhi oscurati da un irresistibile bisogno di pianto su quelle due immagini non mai vedute e già tanto care, accarezza colla mano tremante la testina della bimba, e non dice nulla. Poi, una lagrima cade sul libro aperto, e un ditino roseo la cancella.
— Che è stato? — domanda Faustina.