Il dottor Parenti se ne accorge, indovina pure che il brindisi ha bisogno di essere interrotto, e corre a stringere la mano all'oratore colla sua maggior serietà.
Il primo a ridere è il professore; non per nulla si ha dello spirito!
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Quando siamo felici, la terra ci fugge sotto i piedi; ecco, è il meriggio.... ecco, è il tramonto, è la notte.
Svaniscono i giocondi fantasmi, il pensiero si abbruna, i commensali si guardano l'un l'altro freddamente... «È finito!»
Non è finito — si apparecchia il focolare; entro un enorme camino che non si accende mai, si butta una gran catasta di legna secca, e tosto cento lingue di fuoco si fanno beffa della stufa enorme. Che splendida rivincita!
Quanto dura il bagliore della prima fiammata, il cuore dei poveretti batte più forte, ma la seconda non ha la stessa virtù; l'abitudine è nemica d'ogni nuova gioia.
Alle ciance un istante riprese con ardore, succede un silenzio profondo; i più felici si addormentano, gli altri si rincantucciano o leggono i caratteri che si disegnano nelle brage, o tendono l'orecchio alle parole misteriose mormorate dalla fiamma.
Quanta vita in quel silenzio, quanta melanconia in quei quattro tizzoni che si consumano splendidamente!
A poco a poco il silenzio e la melanconia si abbarbicano, diventano i padroni del luogo, la fiamma si ripiega sopra sè stessa, i tizzi rotolano, e la bragia si scolorisce sotto la cenere — ma chi vi pone mente? Ognuno ha l'occhio ad un proprio focolare, ne vede la fiamma viva, ricerca sotto le ceneri la bragia ardente, e interroga volti assenti che gli sorridono.