Un giorno, guardandosi nello specchio, vide un capello bianco e se lo strappò sorridendo. Ma non sorrise gran tempo.
Quel disprezzo infinito degli uomini non gli bastò più; sentì un gran vuoto, comprese come non si potesse vivere senza più serene idee, senza un affetto, e quanto dissimile avrebbe potuto essere la sua esistenza senza la sfiducia dei primi anni.
Troppo tardi; lo specchio accusatore aveva ogni giorno nuove rivelazioni. La via della solitudine e dell'apatia che aveva percorso fino a quel punto gli si allungava innanzi agli occhi, inesorabile. Ma il bisogno di affetti, avvertito una volta, non gli lasciò più pace.
Egli aveva svegliato un gigante che sonnecchiava nel suo cuore; la lotta incominciava allora, tremenda, continua, inutile.
Quel disprezzo dell'umanità, che aveva bastato a tutta la sua vita, non si arrendeva alle strette del nuovo atleta — ma la sua forza d'un tempo divenne la sua debolezza. Il suo pensiero, vestito fino allora di cinismo, cedeva un'altra volta alle aspirazioni incomprese della prima giovinezza; l'indefinito di vent'anni prese contorni netti, le fantasie sognate divennero tesori perduti.
Quella lotta gli tolse a poco a poco la sicurezza, gli sfibrò la volontà, fece tentennare le sue convinzioni. Fu preso da una indomabile smania di riguadagnare il tempo perduto, di amare per quanto non aveva mai amato, di spendere la vita a far del bene, di farsi una casa, una famiglia, un amico. Avrebbe forse potuto trovare ancora ogni cosa — ma non ci credeva, diffidava di sè, degli altri, delle altrui miserie e delle proprie ricchezze, e nei suoi affetti temette si nascondessero tante male passioni tardive.
Fare il bene! Non è facile per tutti; per lui, vissuto fra gli uomini solo quanto basta a disprezzarli, fu cosa difficilissima. Vi sono nel mondo poche nature ribelli, le quali confondono superbamente il beneficio coll'elemosina e lo sdegnano, ma i molti non arrossiscono di tendere le mani all'elemosina purchè non siano visti da chi passa.
Ai benefici istinti di Fulgenzio si offersero solo di questi ultimi; egli volle fare il bene e non potè fare se non la carità; la sua casa fu assediata da tapini, i quali non possedevano al mondo altro che la loro umiliazione e la sfruttavano perennemente.
Cercò amici ed ebbe parassiti adulatori, e come si seppe aver egli danaro, e volerne spendere, gli fu offerto in vendita amore, amicizia, onore. Ogni giorno più egli ebbe ragione di vedere il mondo sotto l'aspetto d'un osceno mercato, e di ripetere a sè stesso: «io ho il mio denaro, essi hanno la loro codardia — siamo pari.»
Il disprezzo dei suoi simili crebbe più forte, gli si fece maggiore il vuoto nel seno, e la solitudine più grave, ed il bisogno di affetti più irresistibile.