«Nel giorno seguente egli si sottrasse con violenza agli amici che lo trattenevano e volle ritornare a vederlo.

« — Se si fosse svegliato! diceva.

«Bisognò lasciarlo andare; io, dimenticato da tutti, e quasi dimentico di me stesso, gli tenni dietro; sentivo qualcuno che diceva: «il povero uomo perde la testa; ne impazzirà.»

«Quando mastro Paolo ebbe riveduto il cadavere di suo figlio, parve acquistare una forza singolare, scese da basso, andò in bottega e si pose al lavoro.

«Si cercò di allontanarlo, e nessuno osò chiedergli che cosa volesse fare. Io stesso compresi inorridito.

« — C'è forse in paese un altro che faccia le bare meglio di mastro Paolo? chiese agli astanti; si mostri se ci è!

«E continuava a pigliare le misure, ed a segare le tavole con sinistra energia. Ma quando ebbe preparato i pezzi e le commessure e volle inchiodarli, il primo colpo di martello parve cadergli sul petto, gli vennero meno le forze, e si gettò bocconi sul pancaccio, piangendo.»

A questo punto il tremito della voce di Donnina è cresciuto tanto che le bisogna troncare la lettura. Nessuno dice parola. Mamma Teresa non sa come tenersi per starsene in contegno, il signor maestro fa i suoi comodi ed asciuga una lagrima colla pezzuola. A poco a poco una mano della vecchia incontra, sull'omero di Donnina, una mano di babbo Ciro e non si ritrae... E Donnina prosegue:

«Luigi fu sepolto la notte, accanto ai suoi fratelli, e il povero padre parve ritornare a poco a poco in sè.

«Per tutto il tempo corso dalla morte alla sepoltura io mi era tenuto in disparte timoroso, comprendendo per istinto che la mia vista doveva fargli più male; mi sentivo una gran voglia di venirgli incontro e di dirgli: «vedi, tu hai ancora un figlio; io ti amerò qual padre.» Ma qual merito in me? Avevo forse io altri da amare? Temei d'essere accolto male, non dissi nulla a lui, ma sentii il bisogno di prometterlo a qualcuno, ed andai in cimitero e lo dissi piangendo a Luigi, sulla sua fossa.