« — Volerci bene, gli risposi baciandolo sulla guancia.
«Egli mi guardò come sbigottito, e mi chiese: «e potrai tu volermi bene?»
« — Sì, tanto.
«Il pensiero di adottarmi in faccia al mondo e di darmi il suo nome gli ritornò più volte ad intervalli lunghi, ma pareva non sapesse determinarsi a porlo in atto.
« — Sai, ci sono tante seccature... una carta che dica quando sei nato, un'altra che dica quando son nato io, un'altra in cui si provi che tu sei orfano, e poi andare innanzi ai giudici, e dirlo là e far scritture lunghe... v'è da perdere la testa; e mi hanno anche detto che bisogna spendere del danaro, oppure farsi fare un'altra carta a provare che sono miserabile... Lo sanno tutti che io sono miserabile, lo domandino al becchino dove è il mio tesoro... nossignori, vogliono una carta scritta!...
«Quand'egli così parlava, cedendo ad una lieve collera, io lo guardava in volto non potendo allontanare un sospetto pauroso; e mi venivano in mente quelle parole udite per via: «il poveruomo ne impazzirà.»
«Erano passati parecchi mesi, ed il vecchio continuava a parlare di Luigi come se fosse morto il giorno innanzi: attendeva tutto il dì al lavoro facendosi aiutare da un apprendista, e voleva che io andassi alla scuola.
«A me pungeva d'essergli di aggravio, e gli dissi più volte piacermi la professione di falegname, me la insegnasse.
« — Non è vero, mi rispose un giorno, non è vero, a te piace leggere e scrivere come a Luigi; a te piace divenire maestro di scuola, come a Luigi; tu devi imparare a leggere e scrivere e diverrai maestro di scuola; finchè mi rimane forza, basto io al lavoro; quando non ne avrò più, sarai maestro di scuola e soccorrerai tu il tuo vecchio. Luigi ti voleva bene... non puoi essere un ingrato.
«Non diceva più padre, non mi chiamava più figlio!