«Guardando attraverso la nebbia quelle file d'alberi di forme così regolari, la punta estrema del Duomo, e tutto intorno quel viluppo immenso di tetti, di cupole, di terrazzine, di campanili, quel mondo ignoto in cui io avevo vissuto la prima età, mi sentivo invaso da una invincibile ripugnanza. Fissai coll'occhio un punto, e dissi a me stesso: «quello è l'ospizio in cui sono nato.» — Non vidi altro.
«Passammo la porta in silenzio; vedendo tanta gente affrettata, tante carrozze incrociantisi, pensai che tutti dovevano avere uno scopo per affaccendarsi così, e noi...
«Guardai mastro Paolo — egli continuava a camminar diritto, dello stesso passo.
« — Dove andiamo? gli chiesi.
« — Dove andiamo? ripetè a sè stesso, come se non comprendesse il significato della domanda. Poi soggiunse, parlandomi sotto voce ed in aria di volermi fare una confidenza: fra i vivi; qui di gente vivace n'ha, mi pare, laggiù erano tutti morti.
«Lo sguardo fisso, il ghigno delle labbra e quell'accento sinistramente singolare, mi tolsero le ultime forze; uscii in dirotto pianto. Temevo di comprendere una sciagura immensa.
«Il povero vecchio mi guardò meravigliato, mi prese per mano, mi condusse innanzi ad un sedile di pietra, e mi disse:
« — Siedi, tu sei stanco.
« Sedei, asciugando le lagrime, e facendomi forte per guardarlo in viso. Egli stette alcuni istanti sopra pensiero, e si assise accanto a me.
« — Padre, mormorai.