« — Padre, ripetè senza voltarsi; poi voltandosi d'un subito, mi disse con impeto: «non sono tuo padre, non sono più padre, non ci sono padri. Tutti costoro che passano sono gente orfana come tu ed io. Padre! Lo conosci tu tuo padre? Gli ho io i miei figli? Ti dico che non ci sono più padri.»

«Non mi rimase più dubbio, mi guardai intorno, cercando un soccorso, ma non piansi più; pensai che quel vecchio, fattosi mia guida, era in mie mani, che mi bisognava esser uomo.

«Mastro Paolo s'adirò del mio silenzio e proseguì a dire:

« — Padre! che ho io fatto per esser tuo padre? Ho forse pianto per te, ho preso la misura della tua bara? Muori anche tu, e sarò tuo padre. Vedi quel cielo azzurro; non pare, ma è un invidioso, un cattivo invidioso della terra; è colpa sua se noi siamo orfani. Ti sei riposato? Affrettiamo; tutta quella gente cerca i proprii figli; andiamo a dar loro la notizia, a dir loro che non ci siamo che noi due.

« — Mastro Paolo, gli dissi pigliando le sue mani e stringendole forte nelle mie, mastro Paolo, voi non vi sentite bene.... provate a ragionare, a ricordarvi; guardatemi in volto, ditemi se mi riconoscete... Chi sono io?

«Il vecchio, commosso un istante dalla veemenza delle mie parole, uscì a ridere, ma non rispose.

« — Chi sono io, per pietà, dite, dite, chi sono io?...

« — Chi sei tu? rispose il vecchio, balzando in piedi, vuoi proprio saperlo chi sei tu? Sei l'uomo che io odio, sei l'uomo per cui sono morti i miei figli, dei quali volevi occupare il posto nel mio cuore! Ecco chi sei tu! Ma hai fatto male i tuoi conti; guarda, qui dentro non ci è più cuore, l'ho seppellito con essi.

«Così dicendo, il disgraziato vecchio schiudeva colle mani tremanti le vesti e la camicia, e mi mostrava il povero petto ignudo.

« — Ed ora che ti sei fatto dire chi sei, vattene, soggiunse, vattene a ridere di me altrove; credi forse che non ti abbia visto ridere delle mie miserie? Ebbene, vattene, e ridi.»