Ma non si dice verbo; chi sarà primo a rompere un silenzio, in cui hanno parte il cuore ed il cervello, con una frase vuota e menzognera?
Olimpia non ha siffatti scrupoli.
— Babbo, dice ella con una vocetta che pare il tintinnio d'un campanello, il Natale sta per passare, e per poco non ce ne avvediamo, manca un'ora alla mezzanotte; chi sa che cosa fanno in questo momento i miei pazzerelli?
— I tuoi pazzerelli fanno come la tua bambola, dormono, risponde il dottor Parenti, e tu da un pezzo dovresti fare come i tuoi pazzerelli e come la tua bambola.
Ma Olimpia crolla la testa con molta gravità e ripete che il Natale bisogna finirlo come si è incominciato, allegramente, e per aggiungere in qualche modo il fatto alle parole dà un balzo e tira il cordone del campanello, che fa udire da lontano la sua voce festosa. Subito dopo si sente un passo strascicato, ed apparisce nel vano della porta una donna enorme portando un enorme vassoio con sopra quattro chicchere ed un enorme bricco di tè.
Quel donnone si chiamava Simplicia, ma fa ribattezzato Semplicetta, e non si sa proprio perchè, essendo che di semplice non ha che il nome, ed incominciando dal suo corpo, in cui è la materia prima per due Semplicette, anche non semplicissime, fino alle rotondità carnose che le incorniciano il mento, essa ha tutto doppio.
La maniera grave e composta con cui porta il vassoio e lo posa sulla tavola, fa uscire Olimpia in una risata, a cui fa eco il dottor Parenti e di rimbalzo la stessa Semplicetta, la quale non ha la debolezza di lasciarsi sgominare da checchessia.
Ma perchè quattro chicchere invece di tre?
Per la bambola?
Chi avesse fatto questa domanda ad Olimpia l'avrebbe posta evidentemente in imbarazzo: infatti ella scosta una chicchera, e cerca di nasconderla, senza riuscirvi così presto che il signor Fulgenzio non se ne avveda. Si capisce: in quattro si doveva tentare il prosciugamento di quell'oceano di tè. Ma che cosa trattiene l'assente?