Nessuno ne fiata parola, ed il signor Fulgenzio, che ha nascosto un istante la fronte fra le mani, la rialza colle rughe non del tutto spianate per ricevere dall'amabile padrona di casa la sua chicchera. Niente di meglio d'una tazza di tè molto caldo per nascondere i moti dell'animo; il signor Fulgenzio ci soffia entro a pieni polmoni la sua commozione, ed il dottor Parenti fa altrettanto per non mostrare di avvedersene. La sola Olimpia nel mescere il latte caldo non sa trattenere un tremito delle mani, e Semplicetta, che in fondo capisce le cose a volo, guarda la quarta chicchera rimasta vuota, come minacciando di schiacciarla con tutto il proprio peso.

La cerimonia del tè, che doveva essere lietissima, riesce invece freddina; checchè facciano i tre amici non riescono a riattaccare il filo del buon umore, a dopo una mezz'ora misurata a monosillabi, Olimpia dà la buona notte all'amico, si butta nelle braccia del babbo e se ne va a letto.

Non appena la bionda creatura ha passato l'uscio, il signor Fulgenzio balza dalla sedia e si dà a camminare a gran passi.

Il dottor Parenti sa il fatto suo e lascia che si ammorzi il primo impeto; si china intanto a frugare attentamente nella cenere senza sperare di trovarvi nulla di buono. Dopo aver fatto una mezza dozzina di giri per la stanza, l'altro infatti ricade sulla seggiola lasciata vuota poc'anzi, proprio nel momento in cui il dottore rialza il capo non cessando di brandire la paletta.

— Non mi dirai più che quello scapestrato in fondo ha del cuore!

Il dottor Parenti veramente non aveva mai detto nulla, ma siccome egli sa che tutti sono eguali in faccia alla fisiologia, scapestrati e timorati di Dio, non esita a fare una crollatina di capo, come a dire che avrebbe intenzione di sostenerlo ancora.

Ma il vecchio direttore non bada al gesto o non lo capisce, e fissa gli occhi tristamente nei carboni; il dottore tira più vicino la sua sedia, si gratta il rovescio della mano in forma di esordio, poi domanda, col tono di chi entra addirittura in materia:

— Che cosa ne è di tuo figlio?

Questa parola sembra risonare duramente nel seno del vecchio, il quale tentenna il capo in atto di profonda amarezza e non risponde.

— Che cosa ne è di Mario? ripete dolcemente l'altro.