«Il più giovane mi prese per mano e mi condusse in una stanza tutta coperta di scaffali, ed il più vecchio mi passò innanzi, si pose a sedere ad una scrivania, aprì un gran registro ed incominciò ad interrogarmi.

«Vollero che dicessi tutto quanto io sapeva di mastro Paolo, quali fossero i miei rapporti con lui, quali i suoi mezzi d'esistenza, quali le sue sventure; ripetei ad essi ciò che ho scritto a te, ma senza piangere, senza batter palpebra, con una specie di attonitaggine nuova.

«Quand'ebbi finito di dire, ed essi d'interrogare, ed il vecchio di scrivere nel registro, il medico (ora lo chiamo così) si chinò e disse all'orecchio dell'altro una parola che io non compresi; ma tosto, seguendo il movimento della penna dello scrivente, lessi: lipemania.

«Che voleva dire? io non aveva mai udito quella parola ma ne intesi subito il significato.

« — Mastro Paolo è pazzo? ebbi la forza di chiedere.

«Non mi risposero.

« — Guarirà? insistei.

« — Senza dubbio, figliuolo mio, mi disse il medico; senza dubbio.

« — E lo guarirà lei, signore?

« — Io stesso, figliuolo, coll'aiuto dell'arte, della natura e del tempo....