Poco stante la terribile mamma si abbandona anch'essa alle meditazioni, che le fanno fare, senza avvedersene, la smorfia d'un sorriso bonario...

Quando dopo brev'ora escono entrambi ad un tempo da quel muto fantasticare, rompono insieme il silenzio con una parola:

«E Donnina?»

Donnina non è più nella stanza, se n'è andata di soppiatto, ha salito le scale e si è raccolta nella sua cameretta... A che fare?

— Io lo so che cosa è andata a fare! dice maestro Ciro.

— E anch'io lo so! Bella cosa!

Sappia chi nol sapesse che Donnina si è ritirata per rileggere la lettera del suo Ognissanti, e che il signor maestro aveva indovinato davvero. Quanto a mamma Teresa, la presuntuosa si vantava, e maestro Ciro lo sapeva benissimo. Forse che la cara dolcezza di rileggere in segreto una lettera, può essere compresa da chi, come la terribile mamma, non aveva voluto addimesticarsi mai coll'alfabeto?...

Maestro Ciro è pronto a giurare di no.

XX. CHI FOSSE IL SIGNOR MAURIZIO.

Chi legge si compiaccia di fare più intima conoscenza col signor Maurizio, personaggio molto chiuso, molto taciturno, ma che ha anch'esso il suo romanzo intimo a dire, sol che se ne porga occasione. Così almeno assicurano i curiosi, razza di affamati, la quale ha questo innocentissimo privilegio di vedere un palazzo incantato quando non vede nulla, e divide sapientemente il prossimo in due bocconi: quelli che hanno un segreto da nascondere e quelli che non l'hanno più.